Il mio stile personale di psicoterapia analitico transazionale - i principali approcci e concetti su cui baso il lavoro

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Il mio stile personale di psicoterapia analitico transazionale - i principali approcci e concetti su cui baso il lavoro

Durante gli anni di formazione mi sono confrontata con diversi approcci e scuole appartenenti all’Analisi Transazionale, dalla scuola classica Berniana a quella ridecisionale dei Goulding (1979), a quella della rigenitorizzazione degli Shiff (1975).

Nella pratica clinica, poi, scelgo per una direzione terapeutica utilizzando alcuni degli strumenti e delle tecniche in base alle caratteristiche peculiari del paziente di cui mi sto occupando. 

L’atteggiamento generale con cui mi approccio nel lavoro clinico è prevalentemente basato sull’okness, empatico e intersoggettivo: è in questo modo che mi avvicino ai pazienti e inizio a creare con loro una relazione sicura e di fiducia. 

Durante la prima fase della terapia, quella dell’alleanza, il mio obiettivo è quello di creare una relazione di fiducia con il paziente. Per fare ciò pongo attenzione alla comunicazione, faccio domande utilizzando le operazioni Berniane e assumo un atteggiamento empatico.

Pongo attenzione oltre al contenuto verbale anche alla comunicazione non verbale, al linguaggio corporeo e ai sottili messaggi che invia, a gestire la mia voce per creare sintonia comunicativa,  a mantenere il contatto visivo con il paziente e fare in modo che fattori esterni (telefono, altri fattori distraenti) non disturbino lo spazio comunicativo in cui si è immersi.

Queste attenzioni mi permettono di predispormi a creare un ambiente sicuro in cui costruire un rapporto di fiducia.

Assumere un atteggiamento empatico significa per me “essere sensibili a identificarsi con le sensazioni, con i bisogni e con i sentimenti dell’altro” (Erskine e Trautman, 1996).

In questo momento trovo molto efficace l’operazione berniana della specificazione (Berne, 1966) perché rimanda alla persona ciò che ha appena detto sottolineando alcune informazioni con l’obiettivo di fissare e condividere dei concetti per poterci tornare in futuro. Questo modo di verbalizzare implica la capacità di riformulare ciò che abbiamo ascoltato unendo contenuti e sentimenti senza alterare l’intensità con la quale sono stati espressi in principio e facendo riferimento alle emozioni. Ritengo essere molto utili anche altre operazioni berniane in questa fase, come l’interrogazione e il confronto: la prima mi permette di capire e definire il problema, la seconda ha l’obiettivo di far emergere un’incongruenza tra diversi livelli: verbale/verbale, verbale/non verbale, dire/fare, non verbale/non verbale.

Lo scopo fondamentale di questa prima fase di alleanza non è il cambiamento, ma favorire la consapevolezza e l’accettazione di quel che siamo, come pensiamo, ciò che sentiamo e le operazioni berniane sono utili in questo momento “a sollecitare l’auto-osservazione e la curiosità, in modo da decontaminare e stabilizzare il funzionamento dello Stato dell’Io Adulto” (Cornell e Bonds-White, 2003).

In questa fase uso le mie competenze per osservare con il paziente il modo in cui funziona, eventualmente condividendo con lui alcuni strumenti di lettura, e dandogli al contempo la possibilità di decidere se vuole essere accompagnato al cambiamento.

Questo momento mi permette di formulare le prime ipotesi diagnostiche sulla base di ciò che è stato condiviso durante le prime sedute e anche facendo riferimento ai miei vissuti controtransferali.

L’attenzione al controtransfert è per me un importante strumento e mi permette di essere consapevole delle emozioni e delle immagini che in me risuonano nella relazione con quello specifico paziente. Questo è per me uno strumento molto valido perché mi permette di “sentire” l’altra persona, confermare o meno le ipotesi rispetto alla diagnosi e individuare una direzione terapeutica da tenere a mente.

La fase di alleanza mi permette di capire se l’Adulto è abbastanza energizzato da poter condividere un contratto oppure se è necessaria una fase preliminare di decontaminazione dell’Adulto dalle influenze del Genitore e del Bambino.

Le operazioni berniane dell’interrogazione, della confrontazione, della spiegazione e dell’illustrazione mi sono di aiuto nella fase di decontaminazione.

L’interrogazione in questa fase mi permette di raccogliere delle informazioni storiche al fine di cogliere il blocco legato alla contaminazione: pongo quindi delle domande pertinenti nel qui ed ora che rimandano ad un là e allora e che aiutano il paziente a capire che quel che gli accade nel qui ed ora è legato ad un tempo passato, ad un là e allora.

La confrontazione, che uso anche nella fase di alleanza, ha l’obiettivo di sconcertare l’Adulto (Berne, 1966) e renderlo consapevole di una incongruenza tra diversi livelli, come dire di volere una cosa e farne un’altra.

La spiegazione mi permette di proporre una visione di ciò che sta accadendo nella stanza della terapia in un’ottica e in un linguaggio analitico transazionale: mi capita quindi di disegnare e condividere il significato di diversi strumenti AT, come il diagramma degli Stati dell’Io (Berne, 1961), il Triangolo Drammatico (Karpman, 1968), la contaminazione (Berne, 1961), la simbiosi (Shiff, 1975).

L’illustrazione è una metafora per spiegare ciò che sta succedendo: trovo utile questa tecnica perché attiva il Bambino del paziente, cioè qualcosa di non cognitivo e che coinvolge maggiormente l’emisfero destro, permettendogli di utilizzare l’immaginazione e la fantasia per energizzare il suo Adulto.

Un altro strumento che utilizzo durante la fase di decontaminazione è quello della tecnica degli inquilini del cervello (Goulding, 1983) che permette al paziente di parlare della propria storia e di se stesso utilizzando la creatività, uscendo dagli schemi a cui è abituato, prendere confidenza con i propri vissuti e responsabilizzarsi nei confronti della propria vita.

Successivamente, una volta che l’Adulto del paziente è energizzato e decontaminato, ci concentriamo sulla formulazione del nostro contratto, cioè su cosa vorrebbe vedere cambiare in se stesso e nella sua vita. Questo momento è molto importante perché ci permette di individuare un obiettivo realisticamente raggiungibile a cui mirare e viene dichiarato l’impegno reciproco nell’adoperarsi con le rispettive capacità, conoscenze ed energie.

Durante la fase di deconfusione ho a disposizione diverse tecniche di Analisi Transazionale e decido di utilizzare quelle che considero più adatte alle caratteristiche personologiche del paziente di cui mi prendo cura. In questa fase utilizzo con frequenza le operazioni berniane dell’interpretazione e della cristallizzazione. L’interpretazione mi è utile nella relazione con il paziente perché mi permette di rimandargli che qualcosa che ha appreso nel là e allora, da piccolo, lo porta a comportarsi in un certo modo nel qui ed ora, oggi. In questo senso facciamo luce su quella dinamica che è intervenuta in un tempo remoto e che ancora oggi ci guida nell’agire in maniera inconsapevole e automatica. Questa tecnica permette inoltre di fare delle ipotesi circa i significati del proprio comportamento, per cui azioni, idee ed emozioni si associano in maniera causale.

In questo momento scelgo di inviare dei messaggi anche dal mio stato dell’io Genitore per stimolare il riapprendimento, vedere e scegliere alternative di comportamento. Questo sostegno genitoriale ha lo scopo di sostenere il paziente nel fare qualcosa di inedito (Gerosa, 2013) che esca dagli schemi a cui è abituato e che percepisce come limitanti; la cristallizzazione permette al paziente di fare una scelta Adulta nel qui ed ora, in un momento in cui è già stato possibile sperimentare alternative ai comportamenti copionali e ripetitivi e si è quindi nella condizione di poter decidere ciò che è meglio per la propria vita in modo consapevole e Adulto.

Durante la fase di deconfusione, in presenza di un “blocco” applico la tecnica delle due sedie (Goulding, 1979) se il livello di funzionamento della persona è alto (nevrotico), se il Genitore Affettivo è disponibile e se c’è una buona capacità di adattamento del Bambino.

Questa tecnica ha l’obiettivo di reintegrare aspetti di sé e si chiede alla persona di interpretare i due poli del problema avvertito: può essere una relazione attuale (io/altro), una relazione con una persona significativa del passato (madre, padre) oppure si può portare sulla sedia un sintomo somatico, un conflitto interno (impasse), un sogno. Considero questa tecnica molto potente, da calibrare perciò nelle singole situazioni: mi capita spesso di fermarmi all’individuazione dei due poli di un problema insieme al paziente decidendo di non effettuare fisicamente gli spostamenti sulle sedie che la tecnica originale prevede, preferendo in questo modo che i messaggi siano veicolati in maniera più implicita e meno d’impatto.

Apprezzo molto il modello della ridecisione dei Goulding (1979) e tengo a mente il loro modo di lavorare, proponendo al paziente la ridecisione senza utilizzare tecniche propriamente regressive.

Per stimolare la ridecisione cerco durante il processo di attivare le risorse del paziente, sia nello Stato dell’Io Genitore, per esempio valorizzando le esperienze di relazione di accudimento positive nominate come Genitore inedito da Gerosa (2013) da energizzare nella relazione psicoterapeutica in un lavoro di cernita e integrazione dei contenuti del Genitore che prende a riferimento il modello di rigenitorizzazione secondo Muriel James. Allo stesso modo mi è utile dare ascolto e valore alle istanze positive e alle aspirazioni del Bambino Libero che finora non hanno trovato modo di esprimersi pienamente (Bambino inedito nel modello di Gerosa, 2013).

In seguito alla ridecisione ho l’abitudine di ricordare al paziente che in futuro, in quei momenti della vita che lo porteranno con la mente alla situazione arcaica in cui aveva preso la decisione di copione, potrà darsi il permesso di mettere in atto i nuovi comportamenti appresi ed essere responsabile di se stesso e della propria esistenza.

BIBLIOGRAFIA

  • Berne E. (1961), trad. it. Analisi Transazionale e Psicoterapia. Un sistema di psichiatria sociale e individuale, Casa Ed. Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma 1971
  • Berne E. (1966), Principi di terapia di gruppo, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1986
  • Cornell W.F., Bonds, White F. (2001), Vicinanza terapeutica in analisi transazionale: la verità dell’amore o l’amore per la verità, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 38, 2003
  • Erskine R.G., Trautman R.L. (1997), Methods of an integrative psychotherapy. In Erskine R.G., Theories and methods of an integrative transactional analysis: a volume of selected articles. San Francisco: TA Press, pp. 20-36 (original work published 1996)
  • Gerosa S., I poli dell’impasse. Una prospettiva integrativa, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 59, 2013
  • Goulding R., Goulding M. (1979), Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma 1983
  • Goulding M. (1983), trad. it. Gli inquilini del cervello, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 48, 2008
  • Karpman S.B., Fairy tales and script drama analysis, in «Transactional Analysis Bullettin», 26, n. 7, 1968, pp. 39-43
  • Shiff J.L. (1975), Analisi Transazionale e cura delle psicosi, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma 1980

Dott.ssa Giulia Marchioro
Psicologo e Psicoterapeuta a Monza (MB)


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