Il concetto di cambiamento durante il percorso di psicoterapia

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Il concetto di cambiamento durante il percorso di psicoterapia

Il concetto di cambiamento durante il percorso di psicoterapia

Il concetto di cambiamento è per me qualcosa che ha a che fare con la modificazione di quei pensieri, sentimenti e comportamenti che provocano in noi disagio e sofferenza, verso altri sentimenti, pensieri e comportamenti che più si adattano ai nostri reali e attuali bisogni e desideri.

Direttamente connesso a questo concetto trovo ci sia quello di responsabilità che mi ricorda le parole scritte da Mary Goulding (2008) come introduzione alla tecnica degli “inquilini del cervello”:
“Tu sei responsabile del tuo comportamento.
Tu sei responsabile dei tuoi pensieri.
Tu sei responsabile dei tuoi sentimenti.
Tu sei responsabile del tuo corpo”.

Queste frasi rappresentano per me il permesso di sentirsi potenti nel prendere in mano la propria vita e quindi spesso propongo ai miei pazienti questo modo di vedere il problema che portano in terapia.
La responsabilità non vuol dire colpevolizzazione. Se da una parte nel mio approccio considero che l’individuo sia stato plasmato nella sua esistenza da molteplici fattori, come quelli di natura genetica e altri determinati dal contesto familiare e sociale in cui è nato e cresciuto, dall’altra parte considero di altrettanta importanza dargli il permesso di essere consapevole che nessuno può assumersi la responsabilità di effettuare per lui delle decisioni vitali o indirizzare la sua esistenza nel qui ed ora.

Considerare noi stessi l’autorità di ciò che siamo, pensarci come gli artefici del problema da cui ci sentiamo afflitti ci dà responsabilità e potenza per modificare la situazione che viviamo.
Al concetto di responsabilità è connessa la logica contrattuale e lo strumento del contratto (Holloway e H., 1986; Loomis, 1990).
Il contratto, nei suoi diversi livelli di controllo sociale e di cambiamento/autonomia, è uno degli strumenti analitico transazionali di cui mi servo e propongo ai pazienti di servirsene insieme a me per focalizzare l’obiettivo condiviso di cambiamento e facilitarne il raggiungimento.

Quando introduco questo concetto nella mia mente ricordo le parole di Mary e Robert Goulding (1979) rispetto alle attenzioni da porre nei confronti delle persone che chiedono il mio consulto:
“Quando incontro un paziente per la prima volta, mentre lo osservo e lo ascolto, mi interrogo rispetto a quale sia la sofferenza di cui si lamenta, come mai ha deciso proprio in questo momento di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, qual è il sentimento che maggiormente lo accompagna durante l’arco delle sue giornate e quale sia lo specifico sentimento o pensiero o comportamento per il quale si sente infelice. Durante le prime sedute ci dedichiamo a comprendere quale tipo di cambiamento vorrebbe vedere attuato nella sua vita e questo diventa il nostro contratto”.

Quando si condivide un contratto si considera che la persona sarà in grado di raggiungerlo, e se questo è vero significa che è disponibile un Adulto sufficientemente energizzato e libero da contaminazioni per arrivare a raggiungere il suo obiettivo.
Nei casi in cui, invece, ritengo che l’Adulto della persona sia poco presente nella relazione terapeutica, il lavoro di decontaminazione è preliminare al momento in cui è possibile condividere un contratto di cambiamento. In questi casi è etico e doveroso da parte mia accettare l’ambivalenza della persona.

Mi è utile rispetto a ciò ricordare Barry Simmons (2006) a proposito delle aspettative che il paziente può avere rispetto alla psicoterapia: “Il paziente viene per cambiare, a patto che ciò non implichi alcun dolore, alcuna ansia, alcun prezzo giudicato eccessivo. Il paziente viene anche per rimanere così com’è, possibilmente senza soffrire come già sta facendo. Insomma viene con la massima ambiguità, con la massima ambivalenza, aspettandosi di essere in qualche modo miracolato”.

L’aspetto della ripetizione fa riferimento a quegli schemi copionali a cui siamo abituati e che se da un lato ci impediscono di sentirci liberi, dall’altro ci rassicurano e ci permettono di individuare il senso del nostro esistere.
Citando ancora Simmons: “La vera psicoterapia sa ingannare il paziente, nel senso che sa sembrare rassicurante mentre lo indirizza verso la dimensione che sta sfuggendo”.
Trovo nello stesso tempo confortante tenere nella mente che se il paziente è arrivato da noi significa che fino a quel momento è sopravvissuto, ce l’ha fatta, e questa consapevolezza mi permette di considerare la resilienza insita in ognuno di noi. Riconoscere nelle persone che mi chiedono aiuto la loro capacità di stare al mondo nonostante le situazioni difficili che hanno dovuto affrontare restituisce loro consapevolezza e protezione, creando così un clima favorevole alla condivisione di significati importanti, come se fosse un humus da cui potrà nascere qualcosa di nuovo, una base sicura da cui percepire il permesso di cambiare, di essere se stessi.

All’interno di “Principi di terapia di gruppo” Berne afferma che “guarire” il paziente significa “portare il paziente a essere pronto a che la guarigione avvenga oggi”. Questa affermazione si basa sul presupposto fondamentale che il terapeuta non guarisce nessuno, ma cura al meglio della propria abilità, stando attento a non fare del male, e aspettando che la natura assuma il suo corso che ha come meta la guarigione. In questo senso è bene che il terapeuta cerchi di comprendere e segua l’andamento e i tempi del paziente, senza affacciarsi a quelle zone di dolore sino a che non avvertirà che il paziente sarà pronto per affrontarle.
A questo proposito, per favorire il processo di cambiamento, si ha il dovere morale ed etico di individuare quelle aree più problematiche che caratterizzano la personalità e la storia del paziente, valutarne l’estensione ed evitarle finché non sarà venuto il momento per esplorarle.

Se penso alla pratica clinica e alle fasi della terapia credo che il processo di cambiamento si avvii già in fase di consultazione e rimanga attivo per tutto l’arco della terapia e nella vita del paziente in generale. Dopo aver avviato una buona alleanza terapeutica e in seguito alla costruzione del contratto di cambiamento, la fase di decontaminazione permette al paziente di pulire e bonificare aree del suo Stato dell’Io Adulto che sono state contaminate da pregiudizi genitoriali o dalle idee fisse del Bambino. L’esito di questo processo è una maggiore consapevolezza di ciò che accade nel suo dialogo interno e, di conseguenza, viene ad ampliarsi la gamma di opzioni di comportamento e pensiero a disposizione della persona. Considero l’esito di questo lavoro già un cambiamento.

La persona si sente più in sintonia con se stessa e sperimenta più sicurezza e potere nelle scelte, il rispetto dei propri spazi e dei propri pensieri: ha la sensazione di essere l’artefice della propria esistenza, e non più la vittima delle scelte di qualcun altro, ad esempio.
Questo risultato apre le porte alla possibilità di avviarsi ad altre fasi della terapia, quelle della deconfusione del bambino e del riapprendimento.
Durante la fase di deconfusione si riattiva il Piccolo Professore che nel là e allora aveva deciso che cosa era meglio fare in base alle circostanze di vita: rivivendo la situazione in cui è stata presa la decisione la persona può ridecidere (Goulding, 1983) ciò che è meglio per sé a livello emotivo.
Personalmente ho l’abitudine di immergermi in questa fase insieme ai pazienti attraverso una modalità discorsiva, che permetta di contattare il momento nel là e allora in cui è stata presa la decisione di copione senza applicare tecniche di regressione.

È questa una fase a mio avviso molto delicata, che richiede una buona alleanza terapeutica e un livello di funzionamento della personalità che permetta un’esplorazione profonda dell’esperienza di vita. Deconfondere per me significa affiancare le persone nel recupero della loro integrità umana, aiutarle ad esprimere i bisogni rimasti a tacere e dar loro voce, permettere loro di sperimentare la possibilità di medicare ferite e lacerazioni del passato, accudendo il proprio Bambino e invogliarlo ad esprimersi, prendendo vita nel qui ed ora per decidere ciò che è meglio per lui oggi.
Questo processo permette un aggiornamento del copione in una versione che permette alla persona di sperimentare una specie di rinascita e vedere nuovi orizzonti.
La ridecisione che il paziente prende in base alle sue esigenze attuali porta con sé una serie di nuovi comportamenti che meglio si addicono al qui ed ora.

Si avvia così la fase di riapprendimento, che ha la funzione di stabilizzare il cambiamento avvenuto portandolo fuori dalla stanza della terapia, usando l’alleanza terapeutica come “base sicura” (Bowlby, 1988). Il paziente può quindi sperimentarsi nel mondo proponendo di sé le parti nuove scoperte, abitare le emozioni e i pensieri ad esse connessi e, successivamente, meta riflettere sulle stesse insieme al terapeuta. Anche questo momento è delicato, perché accanto all’entusiasmo della sperimentazione è anche possibile si verifichino dei momenti in cui emergono vecchi automatismi che potrebbero scoraggiare la persona. Per me è utile e occasione di crescita condividere l’importanza e il significato che tali automatismi hanno avuto nella storia della persona, così che il loro ripresentarsi possa essere considerato come un indice che apra la riflessione su ciò che sta vivendo, su cosa possa rappresentare e cosa rievochi nella sua mente. La consapevolezza e un’attenzione gentile nei confronti di se stessi permette una scelta matura e Adulta dei comportamenti da mettere in atto. È in questo modo che si inscrivono nuove esperienze, nuove sperimentazioni del sé nel nostro corpo, si aggiungono alla nostra saga quei capitoli inediti (Gerosa, 2013) che aspettavano di essere esperiti.

BIBLIOGRAFIA

  • Berne E. (1966), Principi di terapia di gruppo, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1986
  • Bowlby J. (1988), trad. it. Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano 1989
  • Gerosa S., I poli dell’impasse. Una prospettiva integrativa, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 59, 2013
  • Goulding R., Goulding M., Injunctions, decisions and redecisions, in «Transactional Analysis Journal», 6, 1, 1976, pp 212-19
  • Goulding R., Goulding M. (1979), Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma 1983
  • Goulding M., trad. it. Gli inquilini del cervello, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 48, 2008
  • Holloway M.M. e Holloway W.H., trad. it. Il processo di determinazione del contratto, in «Neopsiche», anno 4, n. 8, 1986 pp 14-18
  • Loomis M., trad. it I contratti di cambiamento, in «Neopsiche», anno 8, n. 14, 1990
  • Simmons B., da più psicoterapie, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 46, 2006

Dott.ssa Giulia Marchioro
Psicologo e Psicoterapeuta a Monza (MB)


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