Il processo diagnostico nella relazione di cura

  • Home
  • Psicologia e Psicoterapia

Il processo diagnostico nella relazione di cura

Nella pratica clinica utilizzo diversi strumenti della vasta gamma che l’Analisi Transazionale mette a disposizione. Di seguito presenterò alcuni tra quelli che ho utilizzato maggiormente finora e spiegherò in che modo mi oriento nella scelta di alcuni strumenti rispetto ad altri.

Quando conosco un nuovo cliente è mia prassi usufruire dello strumento delle quattro diagnosi berniane (Berne, 1961). Esse comprendono aspetti comportamentali, funzionali e strutturali che le rendono uno strumento completo e molto ricco per effettuare un inquadramento diagnostico utile a indirizzare gli interventi e renderli il più adatti possibili alle caratteristiche del paziente a cui mi rivolgo.

Nella Diagnosi Comportamentale si fanno delle ipotesi su quale sia lo Stato dell’Io attivo nella persona a partire dall’osservazione del suo comportamento diretto, nel qui ed ora. L’attenzione del terapeuta si rivolge quindi al linguaggio del corpo, alla scelta delle parole, all’intonazione della voce, ai gesti e agli atteggiamenti. Nei primi minuti della prima seduta, non mi concentro quindi solo sulle informazioni che ricavo attraverso la comunicazione verbale, ma sto attenta ad osservare la persona che ho davanti perché so che la comunicazione non verbale veicola messaggi altrettanto importanti.

Nella Diagnosi Sociale il terapeuta volge la sua attenzione su quegli aspetti che riguardano le interazioni del paziente a livello sociale, incluso ciò che avviene nella relazione tra paziente e terapeuta nel qui ed ora. Ciò che accade nella stanza della terapia è infatti molto prezioso, perché riguarda le consuetudini relazionali, consapevoli e non, del nostro paziente. Abbiamo in questo senso il privilegio di sperimentare di persona la relazione con lui e riflettere su quanto si osserva e si percepisce.

La Diagnosi Storica permette di ricostruire gli elementi di vita del paziente che lui ritiene importanti e che risalgono alla prima infanzia. Essi forniscono informazioni preziose rispetto alla qualità delle relazioni primarie da lui introiettate. Mentre nelle prime due diagnosi solitamente osservo quali sono gli Stati dell’Io funzionali, nel caso della diagnosi storica mi concentro sull’analisi strutturale degli Stati dell’Io, così da poter fare un’ipotesi sul modo in cui si è formata la sua personalità.

La Diagnosi Fenomenologica si può effettuare nel caso in cui, in terapia, capiti che il paziente sperimenti e riattivi degli Stati dell’Io in tutta la loro intensità. Mi è capitato con una paziente, ad esempio, di assistere all’attivazione dell’Unità Relazionale G1+/B1+ nel momento in cui mi ha parlato di una parte di sé dandole il nome di “First Lady”, comportandosi, sentendosi e pensando proprio come il personaggio che aveva in mente. Questo mi ha permesso di comprendere che in quello specifico momento era attiva in lei l’Unità Relazionale “tutta positiva”, la “Bolla Narcisistica” di cui parla Little (2006): in questo senso mi è stata di grande aiuto per poter effettuare delle ipotesi diagnostiche e rendere più “personalizzato” il mio intervento.

Le quattro diagnosi berniane sono per me il punto di partenza. Successivamente, a seconda di ciò che ho ipotizzato nella diagnosi, utilizzo diversi tipi di strumenti. Ad esempio, con una paziente a cui ho diagnosticato dei tratti di Disturbo di Personalità Dipendente ho utilizzato lo schema della simbiosi di primo e secondo ordine degli Shiff (1975) per condividere insieme a lei ciò che accadeva nella relazione con la madre. La rappresentazione del triangolo drammatico di Karpman (1968) ci ha permesso di osservare una dinamica di gioco presente all’interno della sua famiglia e contemporaneamente ha aperto le porte rispetto alle varie opzioni che realmente la paziente aveva a disposizione per uscire dal gioco, essere Adulta e maggiormente consapevole delle proprie capacità e del potere reale che possiede nel prendere decisioni per sé.

Altre volte utilizzo le Unità Relazionali di Little (2006) collegate alla teoria dell’impasse proposta da Gerosa (2013) per poter avere un quadro diagnostico più definito. Questo strumento mi permettono di rappresentare graficamente le unità relazionali edite e comprendere in che modo approcciarmi alla sofferenza dell’Altro. Utilizzare un linguaggio metaforico, parlando quindi ad esempio della “First Lady” e della “Signora Angoscia”, senza nominare i termini tecnici specifici delle teorie a cui faccio riferimento permette di costruire significati condivisi nella relazione d’aiuto. Nel caso specifico di una paziente, questa mia preferenza ad utilizzare un linguaggio metaforico si è basata sulla sensazione controtranferale di paura di essere giudicata come persona con dei problemi, malata o difettosa: ho ipotizzato che la paziente, prevalentemente incline a sentirsi giudicata nelle situazioni sociali e risentendo molto delle sue stesse rimuginazioni, avrebbe potuto considerare il mio gesto di condivisione di termini analitici come un modo per dirle che tipo di problema aveva, piuttosto che per energizzare l’attivazione del suo Adulto a collaborare con me.

L’individuazione di queste due unità relazionali scisse ci ha permesso di osservarle e riflettere su di loro in un’ottica di individuazione delle risorse e di sperimentazione di una nuova unità relazionale inedita, che più si adattasse alle sue esigenze attuali. Nel processo terapeutico questa paziente ha gradualmente sperimentato il permesso di poter esprimere il suo punto di vista nella quotidianità, esercitando il diritto di incidere sulla realtà senza essere da me giudicata.

Anche la tecnica degli “inquilini del cervello” (Goulding, 2008) mi è tornata utile a livello diagnostico per confermare delle ipotesi precedentemente fatte: le immagini delle Unità Relazionali apparivano da un lato come una signora arcigna che aveva il potere di immobilizzare la paziente e comandarla al solo apparire, dall’altro lato si visualizzava un’immagine piuttosto grandiosa, come quella della “First Lady”, poco calata nella nostra realtà e onnipotente, “tutta buona”. Il lavoro di ampliamento percettivo tipico di questa tecnica mi ha aiutata a visualizzare i personaggi presenti nel suo mondo interno e confermare la mia diagnosi.

La matrice di copione (Steiner, 1974) è uno degli strumenti principali che utilizzo per poter fare delle ipotesi diagnostiche. Solitamente condivido con i pazienti questo strumento: a volte utilizzo lo schema, rappresentandolo insieme al paziente e facendo insieme delle ipotesi. Altre volte metto in evidenza ingiunzioni e controingiunzioni nel dialogo in atto, senza soffermarmi a rappresentare ciò che dico con degli schemi, in quanto credo che i messaggi importanti di permesso e condivisione si possano trasmettere anche in maniera implicita.

Sono solita tenere a mente la matrice delle svalutazioni e l’analisi dei comportamenti passivi per condividere insieme al paziente in quale modo io osservo che si sta depotenziando in una data circostanza. Solitamente non propongo la matrice graficamente, ma parlo delle svalutazioni in modo discorsivo così da evidenziare i punti di forza che sono in realtà presenti nella persona ma che vengono nascosti in una zona d’ombra. Trovo questi strumenti molto efficaci per energizzare l’Adulto creando consapevolezza.

In generale non ho uno schema fisso rispetto agli strumenti da utilizzare per la messa a fuoco diagnostica, anche se riconosco che alcuni, come quelli che ho presentato, li sento a me più vicini. D’altra parte la scelta del tipo di strumenti varia a seconda dei pazienti e della sofferenza che portano. Anche la decisione di condividere o meno gli strumenti graficamente varia a seconda delle diverse tipologie di presentazione del cliente.

Con pazienti che presentano un livello di funzionamento intermedio, ad esempio, sono solita condividere nel processo alcune riflessioni emerse durante i colloqui, senza però presentare schemi che fanno riferimento a strumenti teorici. Mi è utile però utilizzare il modello degli Stati dell’Io, in quanto trovo la sua immediatezza molto utile per condividere ipotesi circa il dialogo interno e per aiutare le transazioni.

Con pazienti che presentano un livello di funzionamento più alto, invece, trovo interessante e molto utile condividere anche graficamente alcune riflessioni in atto durante i colloqui. Lo schema della simbiosi degli Schiff è estremamente efficace nell’evidenziare la dipendenza delle persone prese in esame, ad esempio. Trovo molto potente anche condividere lo schema della matrice di copione, nei momenti in cui si riflette su avvenimenti del passato riguardanti le relazioni primarie. Questo strumento porta in evidenza con immediatezza grafica la strategia di sopravvivenza del Bambino (English, 1976), in base alla situazione in cui si trovava.

Un approccio che mi è caro e che affianco agli strumenti analitico transazionali che ho appena descritto riguarda la diagnosi delle risorse. Spesso capita che i pazienti si concentrino su ciò che non va, sullo stallo, sul senso di immobilità in cui si trovano e che provoca in loro tanta sofferenza.

In questa ripetizione copionale io vedo “le spinte vitali (…) orientate sia dall’istinto alla sopravvivenza, sia dalla curiosità verso il nuovo” (Cassoni, 2008) e che racchiudono l’idea della physis, descritta da Berne (1968) come quella “forza evolutiva della natura che eternamente crea cose nuove e perfeziona quelle esistenti. Una forza che spinge gli uomini a crescere, a progredire, a migliorare”. Mi impegno quindi ad individuare in maniera Adulta quelle che sono le risorse dell’individuo, il modo in cui finora è riuscito a sopravvivere e ad andare avanti, ad arrivare fino alla nostra relazione. Valorizzare la forza vitale insita nell’essere umano restituisce forza e autorevolezza all’individuo in una dimensione intersoggettiva della relazione.

Gli strumenti AT sono per me preziosi alleati per fare diagnosi, cioè per leggere e comprendere la condizione vissuta dalle persone nel momento in cui mi chiedono aiuto; questa chiarezza diagnostica è la premessa per decidere quindi la direzione di lavoro da tenere e le tecniche per raggiungerla, in modo che siano adeguate alle caratteristiche limitanti e ai punti di forza dei pazienti.

BIBLIOGRAFIA

  • Berne E. (1961), trad. it. Analisi Transazionale e Psicoterapia. Un sistema di psichiatria sociale e individuale, Casa Ed. Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma 1971
  • Berne E. (1968), trad. it. Guida per il profano alla psichiatria e alla psicoanalisi, Astrolabio, Roma 1969
  • Cassoni E., Editoriale, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 50, 2008
  • English F. (1976), trad. it. Essere terapeuta, Ed. La Vita Felice, Milano 1998
  • Gerosa S., I poli dell’impasse. Una prospettiva integrativa, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 59, 2013
  • Goulding M., trad. it. Gli inquilini del cervello, in «Quaderni di Psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane», n. 48, 2008
  • Karpman S.B., Fairy tales and script drama analysis, in «Transactional Analysis Bullettin», 26, n. 7, 1968, pp. 39-43
  • Little R., Treatment Consideration When Working with Pathological Narcissism, in «Transactional Analysis Journal», Vol. 36, No. 4, October 2006
  • Shiff J.L. (1975), Analisi Transazionale e cura delle psicosi, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma 1980
  • Steiner C.M. (1974), trad. it. Copioni di vita. Analisi transazionale dei copioni esistenziali, Edizioni La Vita Felice, Milano 1999-2011

Dott.ssa Giulia Marchioro
Psicologo e Psicoterapeuta a Monza (MB)


Dott.ssa Giulia Marchioro Psicologa e Psicoterapeuta Monza
Sede legale: Via Col di Lana, 14, 20900 Monza MB · P.Iva N° 08490520965

declino responsabilità | privacy | codice deontologico

giuliamarchioro.at@gmail.com

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2016 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Dott.ssa Giulia Marchioro.

Psicologi-italia.it

© 2016. «Powered by Psicologi Italia». E' severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.